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L’antica storia del “U SANAPURCEDDRI”

Per la famiglia media del borgo di Morano Calabro, avere la casa piena, significava soprattutto avere nella dispensa i buoni salumi derivati dalla trasformazione e stagionatura della carne di maiale.Molte erano le famiglie che  compravano il maiale alla “sanniteta” o ad altre fiere del circondario e lo facevano ingrassare per ottenere più prodotto possibile. U’ chiriddru o maialetto, veniva purtroppo privato dei suoi attributi più nobili, per ingrassare meglio, operazione che avrebbe mandato in bestia gli scatenati animalisti di oggi.

Così nel primo Autunno il  grido lamentoso del “sanapurceddri”, riempiva i vicoli tortuosi di Morano, attirando l’attenzione di noi ragazzi. Le donne accorrevano e s’accordavano sul prezzo veramente esiguo da pagare, che s’assottigliava ancora di più se gli lasciavano i “trofei” del malcapitato animale. Ai nostri occhi “ù sanapurceddri”, appariva come una specie di santone unto e bisunto, con vari rosari per collana, e veramente  tanti, tanti santini. Egli, aiutato dai clienti ad immobilizzare l’animale, si faceva più volte il segno della croce, e dopo aver compiuto rituali e pronunziato delle formule più pagane e blasfeme che sacre, con pochi tagli precisi, portava alla luce i testicoli dell’addolorato e urlante maialetto. In seguito lo ricuciva con un grosso ago (zaccurela), e versava olio sulla ferita, come un sacerdote quando compie un rito sacro.

Molte volte gli affari erano così scarsi, che il “personaggio”dopo aver eseguito due o tre operazioni, alzava gli occhi al cielo, scrollava il capoccione irsuto ed  esclamava: In grazia di Dio anche oggi si mangia! U’ sanapurceddri portava sempre con sé padelle, e tutto l’occorrente per friggere. Molto spesso gli regalavano olio e “cancareddri” (peperoni) per insaporire i testicoli del maiale, qualcuno lo invitava a casa per un boccone. Soprattutto le famiglie contadine, avevano molta considerazione per questo mestiere e gli tributavano più rispetto di quanto ne riservino oggi ad un veterinario. Noi ragazzi avevamo una ricca  collezione di personaggi da imitare, ed eravamo contenti quando gli ambulanti venivano nel nostro vicinato a proporre i loro servizi e le proprie mercanzie.

In seguito lo ricuciva con un grosso ago (zaccurela), e versava olio sulla ferita, come un sacerdote quando compie un rito sacro. Molte volte gli affari erano così scarsi, che il “personaggio”dopo aver eseguito due o tre operazioni, alzava gli occhi al cielo, scrollava il capoccione irsuto ed  esclamava: In grazia di Dio anche oggi si mangia! U’ sanapurceddri portava sempre con sé padelle, e tutto l’occorrente per friggere. Molto spesso gli regalavano olio e “cancareddri” (peperoni) per insaporire i testicoli del maiale, qualcuno lo invitava a casa per un boccone. Soprattutto le famiglie contadine, avevano molta considerazione per questo mestiere e gli tributavano più rispetto di quanto ne riservino oggi ad un veterinario. Noi ragazzi avevamo una ricca  collezione di personaggi da imitare, ed eravamo contenti quando gli ambulanti venivano nel nostro vicinato a proporre i loro servizi e le proprie mercanzie.

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